La granulocitoaferesi

  • Luciano Cazzato U.O.C. Medicina Trasfusionale, azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico di Bari, Bari
  • Claudia Citarella U.O.C. Medicina Trasfusionale, azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico di Bari, Bari
  • Margherita Casanova U.O.C. Medicina Trasfusionale, azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico di Bari, Bari
  • Angela Tullo U.O.C. Medicina Trasfusionale, azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico di Bari, Bari
  • Maria Luigia Iaculli U.O.C. Medicina Trasfusionale, azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico di Bari, Bari
  • Vincenza D’Onghia U.O.C. Medicina Trasfusionale, azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico di Bari, Bari
Parole chiave: Malattie inflammatorie croniche intestinali, Monociti e granulociti attivati, Granulocito/monocitoaferesi selettiva, Cortisonici

Abstract

Rettocolite Ulcerosa e Morbo di Crohn, note come Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali, sono largamente diffuse nei paesi occidentali. L'eziologia è multifattoriale e comprende una predisposizione genetica e squilibri immunologici del tratto digerente che attivano il processo flogistico della parete intestinale. La terapia delle Malattie Infiammatorie Intestinali comprende amino salicilati, cortisonici, immunosoppressori, ciclosporina e agenti biologici, farmaci gravati da una grave tossicità a lungo termine e da fenomeni di resistenza. Dal momento che granulociti e monociti attivati, insieme a citochine proinflammatorie e alla deregolazione dell'attività dei linfociti T regolatori (T®), hanno un ruolo cruciale nell'infiammazione cronica intestinale, l'aferesi selettiva dei monociti e dei granulociti, una tecnica che rimuove i leucociti attivati dal sangue in regime di circolazione extracorporea, potrebbe rappresentare un presidio terapeutico sicuro ed efficace. Vari studi multicentrici sull'efficacia terapeutica della granulocitoaferesi hanno dimostrato che questa rappresenta un'opzione sicura per i pazienti resistenti alla terapia farmacologica oppure un trattamento ben tollerato in associazione con protocolli terapeutici tradizionali, capace di indurre periodi di remissione clinica prolungati e una significativa riduzione dell'assunzione di cortisonici. Ulteriori studi sono necessari per definire meglio la frequenza del trattamento, i volumi ematici da processare, la migliore terapia farmacologica da associare alla granulocitoaferesi e la sua efficacia in altre patologie autoimmuni.
Pubblicato
2013-07-23